Il 1° Ottobre 1838 durante il governo granducale di Leopoldo II°, fu creato a Firenze il primo grande macello pubblico, nei pressi dell’attuale piazza Verzaia in San Frediano. Con questa istituzione si arriva finalmente ad organizzare al meglio l’approvvigionamento delle carni di mercati e botteghe mettendo fine ad una situazione disastrosa, senza regole e priva di una qualsiasi norma igienica.
In precedenza la macellazione e la vendita avvenivano all’interno del “Mercato Vecchio” oggi Piazza della Repubblica e dintorni, dove nei primi del 1800 erano censiti circa 520 fra ambulanti e bottegai con 140 garzoni, divisi in varie categorie: macellai da strada, macellai di malacarne, agnellai, frattagliai, trippai, pollaioli, pelateste, testaioli e molti altri ancora.
La lavorazione delle carni si svolgeva sul posto e spesso in strada, producendo resti e scarti che finivano in Arno, gettati dal Ponte alla Carraia, e nelle fogne, spesso intasandole. Questi resti, lo potete immaginare, provocavano odori nauseanti che richiamavano gatti, cani e topi in grande quantità.
Il popolo si accalcava intorno ai banchi, in quella intollerabile sporcizia. Il vocìo, i battibecchi e i litigi facevano parte della caotica scena della scelta del “brincello”, pezzo di carne così chiamato all’epoca, che passava di mano in mano prima di essere incartato e venduto. Naturalmente i nobili e i ricchi si guardavano bene dal frequentare il mercato. Le carni e la cacciagione giungevano direttamente dalle campagne con un unico passaggio dopo un’accurata scelta e consegnate direttamente nei loro palazzi.